Loading
Exhibitions

Alea Iacta Est

L’arte visiva come f lusso continuo che amalgama i nuovi codici nel patrimonio genetico della storia artistica. . . la memoria corre rapida a Giacomo Balla, alla sua concezione futurista del mondo, al movimento plastico delle sue linee andamentali.

Il dinamismo dell’automobile in corsa fu l’archetipo della geometria figurativa, l’esordio estetico di una sintesi interpretativa del reale. La sequenza progressiva tra velocità e luce indicò una chiave pittorica mancante, un limbo risolutivo che amalgamava figurazione e astrattismo per creare una terza via tra carne e spirito. Le compenetrazioni iridescenti confermarono lo spiccato avanguardismo di Balla: anche qui il rapporto sequenziale tra geometria e colore stava leggendo i codici urbani del modernismo, mappando le coordinate della figurazione geometrica, in anticipo sui minimalismi del Dopoguerra, sulle chiavi che legano la pittura con l’architettura, il design, la musica elettronica, la moda, la grafica editoriale… Ripartire dal cerchio per affrontare la linea e il suo sviluppo geometrico. Moneyless usa la forza centrifuga della circonferenza per azionare la geometria nello spazio pubblico del quotidiano.

Un disco ideale ruota sui grandi formati della città ma anche nella dimensione ridotta del quadro, dove nulla si perde dell’energia motoria, del dinamismo sequenziale, della vibrazione elettrica che amplifica i contenuti dietro le apparenti astrazioni. Tavole e carte, superfici arcaiche che certificano il valore del tempo, assorbono il segno con la nitida leggerezza delle icone bizantine in foglia d’oro. La pulsazione geometrica trova il suo registro aureo nel piccolo formato, dove la centralità ottica crea un’ipnosi scenica, non tanto distante dalle madonne russe con la loro fermezza superficiale, dai volti chirurgici di Antonello da Messina, dalle impressioni luministiche di Vermeer.

Diciamolo senza titubanze: significa poco o nulla la dicitura “arte astratta”, le vecchie indicazioni di categoria appaiono inapplicabili ai modelli linguistici del presente. Moneyless entra nel cuore immaginario della geometria, nel dinamismo concreto delle forme che affrontano uno spazio (in bilico costante tra due e tre dimensioni). E ci ricorda che la geometria è figurazione sintetica, modulo generativo dell’universo, radice dei codici estetici con cui definiamo la nostra posizione spaziotemporale.

Da qui la consapevolezza che gli elementi geometrici possiedano un’anima viva, una circolazione sanguigna che si connette al soggetto generante, in questo caso al fattore ideativo di un artista.

Sembra che Moneyless indaghi l’anima delle geometrie essenziali, il battito interpretabile del volume plastico, un quid che abita lo spazio invisibile della forma. Il disegno pulsa in avanti e indietro, a sinistra e destra, lungo le diagonali a raggiera: l’opera si trasforma in un polmone iconografico che si ossigena nello spazio ridotto del quadro o nella capienza gigante dei luoghi. Quel polmone s’inerpica tra gli anfratti urbani, si aggancia e si amalgama, diviene l’abito di tavole e muri, finché la sua lingua si compenetra nella lingua del materiale prescelto (tavole e carte su piccoli formati) o del contesto d’elezione (muri per gli interventi bidimensionali, spazi di vari natura per le sculture coi fili). Gli integralisti del simbolismo vedranno codici alchemici, spunti esoterici, radici lontane con echi di culture scomparse. Per loro sarà una manna l’universo geometrico di Moneyless, una costellazione da interpretare nei molteplici modi che le figure permettono.

Personalmente, consiglierei di vivere l’emozione dell’opera con piena libertà sensoriale, dentro l’emozione che si trasforma in elaborazione dei dati estetici. Fate in modo che la geometria sia un generatore di percorsi, da affrontare con gli strumenti di cui ognuno è dotato. In fondo, quelle forme somigliano alla traduzione matematica del mondo figurativo,  una sorta di trasformazione binaria che ha ridotto l’organico alle sue coordinate essenziali.

Lasciatevi trasportare dall’energia propulsiva del corpo geometrico, da queste planimetrie cosmiche che evocano galassie e stelle, piante architettoniche e disegni criptici, suprematismi e minimalismi, futurismi ed eventuali “ismi” a vostra misura mentale. Iniziare dal triangolo per ripartire dal cerchio… perché è il triangolo che genera le forme scultoree di Moneyless, comprese le circonferenze di cui abbiamo appena parlato. Le installazioni con i fili rendono la triangolarità un generatore strutturale, in sincronia con l’architettura utopica di Buckminster Fuller.

Il triangolo si modula dentro la natura, creando poliedri e altre figure ragguardevoli, lasciando che i volumi galleggino nell’aria con gravitazione pittorica. Colpisce come pochi fili in lana o nylon riescano a stravolgere gli ambienti. I solidi geometrici non intaccano nulla eppure danno nuove narrazioni a un palazzo in rovina, un bosco silenzioso, una periferia degradata, agli interni di ruderi o cantieri ma anche a vie lussuose, sale di gallerie e musei, abitazioni private dei collezionisti.

La geometria diviene apparizione onirica, visione privilegiata che svolge una narrazione senza stravolgere lo scenario. Tutto cambia nel silenzio del tempo interiore. Ripartire dal punto per partire ogni volta, verso geometrie e idee, volumi e visioni.

Gianluca Marziani

PAPER

800x600MONEYLESS_SOLOSHOW_2013
9
8
7
6
5
4
3
2
12
11
10
1

WOOD

3_1
4_1
5_1
6_1
8_1
10_1
11_1
13
IMG_5893
IMG_5894